La nostra proposta:
Udine ovest

Cosa definisce una città? La qualità dei luoghi pubblici e la sua dimensione plurale e produttiva. Stiamo lavorando da anni per costruire una proposta concreta, articolata e che tenga conto delle esigenze dei cittadini.

Verso #Udine2023!

Cosa definisce una città? La qualità dei luoghi pubblici e la sua dimensione plurale e produttiva. Stiamo lavorando da anni per costruire una proposta concreta, articolata e che tenga conto delle esigenze dei cittadini.

Verso #Udine2023!

Udine ovest

Villaggio del Sole, San Domenico, Rizzi, San Rocco, Cormor

Centro studi e Università

La zona ovest della città è caratterizzata dalla presenza del centro studi più grande della Regione e da un importante polo universitario che può essere riconfigurato come campus. L’importanza di questi luoghi e il grande afflusso giornaliero di persone verso di essi rende indispensabile ripensare a come tali spazi sono connessi al resto della città e a che occasioni possono offrire agli studenti e a tutta la cittadinanza. È infatti possibile farli diventare luoghi-perno del tessuto urbano e motore di innovazione per la città.

È possibile farlo aprendo quegli spazi alla città e, dove possibile, riconfigurandoli affinché si trasformino in campus generatori di idee e innovazione. La rigenerazione della Ex Dormisch ne è un esempio e per questo ci siamo impegnati con forza per scongiurare l’ennesimo binomio rotonda-supermercato per promuovere invece un luogo polifunzionale a servizio sia degli studenti che del resto della cittadinanza.

Un’attenzione particolare deve essere posta all’intermodalità (treno-bus-bici-pedone) al fine di permettere l’accesso alle scuole in modo comodo, sicuro e autonomo anche senza l’uso dell’automobile. A tal proposito, i recenti interventi in viale Cadore si dimostrano insufficienti. Anche via Leonardo da Vinci può essere riqualificata come un moderno viale urbano. La sezione stradale è sufficientemente larga da permettere di diminuire lo spazio oggi dedicato al transito auto e ai parcheggi in modo da riuscire a ottenere delle alberature continue che non impediscano la fruizione dei marciapiedi ed avere anche una pista ciclabile sicura e su strada, senza la promiscuità odierna. Sono indispensabili una pluralità di interventi di questo tipo coordinati tra loro, come illustrato più sotto nella sezione “più in dettaglio”, unitamente a quanto previsto nelle nostre politiche pubbliche di riforma e promozione della ciclabilità, sul trasporto pubblico locale e per le “scuole aperte”; tutto consultabile nella sezione “Udine tutta”.

Aree residenziali e parchi

Un tratto importante di questa zona della città sono gli insediamenti residenziali: l’edilizia pubblica sviluppatasi in diversi decenni e la nuova urbanizzazione hanno determinato un contesto residenziale ampio e variegato. Per questo è di massima importanza ricucire il tessuto sociale di questi luoghi che rischia di impoverirsi e di rendere questi quartieri più deboli di fronte ai cambiamenti.

Tutta l’area ovest è anche caratterizzata da un importante patrimonio verde. A differenza dell’incuria odierna, è importante valorizzarlo e gestirlo con cura. L’obiettivo primario è quello di un verde diffuso per migliorare la qualità complessiva dei luoghi, la vita dei residenti e il valore degli immobili. Si tratta di garantire spazi verdi di qualità immediatamente fruibili dai residenti e che consentano occasioni sociali. In aggiunta l’area ovest è caratterizzata anche dalla presenza del Parco del Cormor, ampia area attrezzata che serve tutta la città. A tal proposito è indispensabile migliorare il collegamento ciclabile in sicurezza con il resto della città; riqualificare la parte sud del parco nel quartiere Cormor e il collegamento con le altre parti del parco. Si tratta di un patrimonio da valorizzare, unire e mettere in comunicazione con la città attraverso percorsi lenti e chiaramente indicati. È un intervento che può essere fatto in modo celere anche contando solo sugli spazi che oggi sono già di proprietà del comune, senza dover subordinare questo miglioramento alla cessione di nuove terre da parte del demanio che non è sicura e non ha tempi non certi.

Come sempre, nella sezione “più in dettaglio” tutte le info.

Le nostre proposte per i quartieri di Udine Ovest

 

Villaggio del Sole e San Domenico

Sono due quartieri contigui che presentano molti caratteri comuni ma anche alcune differenze. San Domenico nasce come “Villaggio” negli anni Trenta e fu creato per dare abitazione alle famiglie rimaste senza casa a seguito dello scoppio di una polveriera a San Osvaldo. Il quartiere ha visto poi, nel corso del tempo, una massiccia assegnazione di alloggi popolari da parte dell’ATER (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale). Questo quartiere si è da sempre caratterizzato per l’attenzione e la cura alle persone in diverse condizioni: ad esempio sono presenti la “Comunità Piergiorgio” per le persone con disabilità e la “Casa dell’Immacolata” che è in grado di accogliere minorenni stranieri non accompagnati, adulti in emergenza e dare supporto nella lotta alla dipendenza da alcol. Un altro punto focale del quartiere è certamente la parrocchia di San Domenico guidata da Don Franco e che da quasi cinquant’anni è impegnata nel favorire l’inclusione sociale e combattere le diverse forme di disagio. Oggi il quartiere è protagonista di un ampio progetto di riqualificazione che vede coinvolte diverse palazzine. Sebbene il progetto sia positivo negli intendimenti, sta creando enormi e ingiusti disagi a moltissime famiglie perché il Comune non è stato capace di svolgere la necessaria e preliminare attività di coinvolgimento sociale che deve sempre essere svolta con cura e accompagnare l’intera fase progettuale, dalla sua ideazione alla sua esecuzione. Questo tipo di interventi non possono essere calati dall’alto e svolgersi senza un coinvolgimento attivo di chi vive quei luoghi. La riconfigurazione degli spazi pubblici, a maggior ragione nel caso di un massico intervento di “ricostruzione” di una parte del quartiere, deve necessariamente nascere e svilupparsi in costante dialogo con i residenti.

Più tardi, a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, sul confine di Via Martignacco sorse il complesso di edilizia popolare “Villaggio del Sole”. È interessante notare come questo quartiere sia stato pensato a favore delle persone con ampi spazi comuni e con una grande luogo pubblico, Piazza Carnia, come punto focale. È anche interessante notare che oggi, in alcuni punti, si possono ancora notare i gradini che dovevano segnare una soglia di accesso al quartiere, pensato come spazio riservato e quasi domestico per le persone. Una differenza odierna tra i due quartieri è proprio questa: nel Villaggio del Sole è ancora presente con un forte ruolo la dimensione della Piazza mentre a San Domenico il forte sviluppo edilizio ha compromesso questo tipo di spazio pubblico. A tal proposito, la riconfigurazione di piazza Carnia rappresenta una grande occasione di miglioramento nella vita di quartiere. Non si tratta di stravolgere il luogo ma di migliorarlo e incentivare la sua funzione di piazza e luogo vivo: più verde, migliori spazi di relazione ed economici. Anche insegnanti e studenti della scuola Tiepolo hanno svolto un interessante percorso di riflessione proprio su questo luogo. Pensiamo che il Comune dovrebbe ripensare questo importante spazio pubblico partendo dagli esiti di quel lavoro, allargando il confronto in modo strutturato a tutti i residenti per giungere al risultato più rispondente alle necessità del quartiere.

È interessante notare che la realtà sociale dei due quartieri è piuttosto variegata: oltre a famiglie funzionali e ragazzi ben inseriti nella comunità, esistono anche rilevanti sacche di malessere sociale. Un aspetto che merita una particolare attenzione è il fatto che si tratta di quartieri in cui vivono gli uni accanto agli altri tre gruppi rilevanti di persone: popolazione anziana che lì risiede da lungo tempo, studenti universitari, famiglie immigrate. Per questo motivo si tratta di quartieri in cui è particolarmente importante concentrarsi su progetti che rafforzino il tessuto sociale e riducano al minimo la contrapposizione tra i diversi gruppi di persone che possono avere diverse esigenze, orari e abitudini. Si tratta di un’azione indispensabile per creare un contesto più sicuro. Per questo è particolarmente utile incrementare e sostenere progetti sociali di “costruzione” di quartiere che il Comune deve coordinare e a cui può dare il necessario supporto in termini di risorse e di inquadramento giuridico-amministrativo. Anche politiche di cosiddetto “controllo di quartiere” possono far parte di questa larga e variegata operazione a tutto tondo in cui i diversi gruppi che compongono il quartiere (anziani, giovani e immigrati) si confrontano direttamente e decidono assieme sulle questioni e sugli spazi di loro maggiore interesse, affrontando assieme i bisogni e le urgenze che emergono.

Come sempre, si può approfondire nella sezione “più in dettaglio”.

Rizzi

Un quartiere che negli anni si è dovuto confrontare con la pressione del polo universitario da un lato e con quella dello Stadio Friuli dall’altro. Questi luoghi hanno inciso in modo forte sulla vita nel quartiere, portando anche delle grandi difficoltà. Nonostante tutto, però, i Rizzi non sono stati “schiacciati” e hanno saputo conservare un forte spirito identitario. Si tratta di una forza e di un patrimonio che non deve andare perduto. È possibile invece migliorare gli spazi, e con essi le attività e i servizi di prossimità; sempre nell’ottica di una città policentrica in cui i quartieri vengono rafforzati e non vengono sacrificati come luoghi di mero attraversamento.

A tal proposito, è di particolare importanza proteggere il quartiere dal transito e dal posteggio delle auto che vanno allo Stadio Friuli e, in aggiunta, restituire alla Piazza dei Rizzi la funzione di piazza come luogo vivo e bello del quartiere. Oggi è a tutti gli effetti una sorte di svincolo automobilistico che si preoccupa solo del traffico viario e delle esigenze di chi intende usare questo percorso per sfrecciare fuori dalla città. I luoghi centrali di un quartiere devono però rispondere ad altre e più importanti esigenze che sono quelle di chi ci vive. Per questo è possibile indirizzare il traffico di attraversamento verso altri percorsi e mantenere un transito automobilistico utile al luogo ossia indirizzato a chi ci vive o a chi vuole fruire delle attività presenti nel quartiere. A tal proposito, si può ripensare alla distribuzione degli spazi ed eliminare la rotonda per guadagnare lo spazio necessario per dare nuova vita al luogo con più verde e migliori e più sicuri spazi di relazione ed economici.

Come sempre, si può approfondire nella sezione “più in dettaglio”.

San Rocco e Cormor

Il quartiere di San Rocco, dove visse l’ex Ministro Loris Fortuna, “padre” del divorzio e protagonista delle battaglie per i diritti civili, è racchiuso tra viale Venezia e le ferrovia, due importanti assi di ingresso/uscita dalla città che ci permettono oggi di poter considerare via San Rocco non più come un’asse di collegamento tra città e hinterland ma come la principale via di quartiere.

È interessante notare anche la differenza tra la storica area di edilizia pubblica nei pressi della Chiesa e di via della Roggia e la più recente urbanizzazione che si è creata al termine di via San Rocco, nell’area del parcheggio di via Pellegrino. I nuovi insediamenti non sono stati accompagnati dalla dovuta attenzione nel creare spazi pubblici di qualità a loro servizio, al fine di evitare la creazione di un quartiere-dormitorio con minore qualità di vita e più suscettibile al degrado e alla diminuzione di valore. Non sono nemmeno state create infrastrutture che dessero la possibilità ai residenti di raggiungere velocemente e in sicurezza le altre parti della città senza essere costretti a prendere l’automobile. A tal proposito, non c’è un percorso ciclabile e pedonale comodo e sicuro né per il centro cittadino e nemmeno per il parco del Cormor sud.

Già si capisce come il quartiere di San Rocco sia la somma di sovrapposizioni di tante storie, costruzioni e demolizioni succedutesi negli anni e ancora presenti nella percezione del paesaggio e come sia necessario un intervento generale che non stravolga la natura del quartiere e la vita dei residenti ma sia in grado di migliorare gli spazi di vita. In questo periodo sono in corso nuove opere di urbanizzazione nel quartiere che rendono ancora più importante e urgente una serie di interventi sugli spazi pubblici in grado di armonizzare l’esistente.

Nel quartiere poi ci sono anche dei poli di servizi molto significativi per tutta la città come la casa di cura e il palazzo della Regione. C’è inoltre tutta l’area dell’ex Frigorifero, oggi museo di Storia Naturale che però è fruibile solo su prenotazione. Appare chiaro come questo spazio non sia usato in modo adeguato e che invece può essere una grande occasione per tutto il quartiere e la città. La riqualificazione del luogo non è terminata e c’è ancora la possibilità di correggere il tiro, evitando di impiegare le risorse pubbliche con interventi che non migliorano il tessuto urbano e non portano qualità e benefici al quartiere, come fatto di recente con il parcheggio di via Sabbadini. È invece necessario impiegare le risorse pubbliche per opere di rigenerazione degli spazi pubblici a favore delle persone restituendo significato ai luoghi e mettendoli in collegamento tra di loro in chiave moderna.

Il quartiere Cormor è uno di quei luoghi della città in cui si possono ancora vedere le tracce della vecchia netta linea di distinzione tra città e campagna. È anche un quartiere che racchiude in sé il parco del Cormor sud, un luogo poco conosciuto, che oggi è mal tenuto, non è quasi nemmeno indicato ed è privo di un collegamento pedonale e ciclabile adeguato con la città. Siamo di fronte a un quartiere con questo enorme patrimonio ambientale da valorizzare, unitamente al suo patrimonio storico-rurale. Per fare tutto questo è necessario non cadere in quel modo di intendere la città tipico dei decenni passati e che, nel lungo periodo, ha dequalificato e frammentato il tessuto urbano comportando il declino della città. Consumo di suolo con vialoni al alto scorrimento e grandi parcheggi non permettono di valorizzare le potenzialità del quartiere ma lo anonimizzano. Il Cormor invece può essere il quartiere del Parco e della storia rurale, dove la città di oggi guarda negli occhi lo spazio rurale che si allarga ai suoi margini.

Come sempre, si può approfondire nella sezione “più in dettaglio”.

Più in dettaglio

Lo strumento del gioco da tavolo elaborato dal nostro Ivano Marchiol apre una finestra su una Udine possibile e offre a tutti la possibilità di essere parte del percorso. Attraverso il QR code delle carte è possibile infatti fornire osservazioni puntuali sul progetto complessivo di città di Spazio Udine. Si tratta di un modo innovativo e concreto per mantenere sempre aperto il dialogo con un ascolto vero che permette di co-costruire assieme la Udine di domani.

Il gioco è uno strumento che viene spesso utilizzato da realtà complesse, come le organizzazioni internazionali o le grandi imprese, per affrontare efficacemente questioni complesse. Udine non si merita niente di meno: ora anche Udine ha uno strumento che permette ai cittadini udinesi di essere parte attiva della trasformazione e del miglioramento della propria città.

Con il nostro gioco da tavolo puoi infatti muoverti sulla mappa della città e toccare con mano il nostro modo di intendere Udine come una città contemporanea: una città con un ambiente migliore che premia i luoghi di comunità e facilita la vita di chi ci vive e ci lavora. Lo puoi fare divertendoti e confrontandoti con i tuoi amici. Puoi vedere tutte le proposte che abbiamo costruito partendo dalle vostre domande e dal confronto che abbiamo avuto con molti di voi nel corso degli ultimi anni. Queste le proposte puntuali che trovi su questa specifica zona di Udine e che ti mostrano chiaramente il nostro modo di intendere la città.

Per ogni proposta puoi dirci cosa ne pensi e possiamo continuare a co-costruire assieme la nostra Udine!

Questo è il modo in cui vogliamo che il Comune di Udine si ponga di fronte ai cittadini per affrontare con loro le questioni che li riguardano. È solo così che si può costruire assieme una città giusta e che funziona davvero.

Il nostro giro in bici a Udine Ovest

Abbiamo esplorato alcuni luoghi chiave dei quartieri ed è stata una bellissima occasione per ascoltare e confrontarsi con chi ci vive e si impegna a migliorarli. Un percorso in cui abbiamo ragionato assieme e toccato alcuni dei luoghi che sono parte della nostra proposta complessiva, profonda e cucita su misura per le esigenze della nostra città, quartiere per quartiere.

Al Parco Ardito Desio (alias Parco di cemento) abbiamo ragionato sui motivi del netto miglioramento che ha coinvolto quest’area. Negli ultimi 25 anni c’è stato un profondo cambiamento e ne abbiamo analizzato i motivi e le lezioni da trarre. Ne abbiamo parlato con Simona Longhitano e Roberto Peresson che vivono e si impegnano nel quartiere.

In questo breve video, una riflessione sull’evoluzione di questo luogo da parte del nostro Ivano Marchiol e dell’architetto Paolo Bon:

In Piazzale Carnia abbiamo poi riflettuto sul ruolo della piazza nei quartieri: uno spazio non solo fisico ma anche sociale. C’è stato un interessante intervento di Giuseppe Vacchiano a ripercorrere la storia del Villaggio del Sole. L’architetto e docente Cristina Franzil e la studentessa Greta hanno poi spiegato il lavoro fatto dai ragazzi della Tiepolo proprio su questa piazza. Avvertiamo con loro l’urgenza di premiare questi luoghi nei quartieri: si tratta di restituire alle persone lo spazio che oggi è utilizzato in modo prevaricante dalle automobili impedendo ogni altro sviluppo e possibilità.

È possibile rigenerare questo luogo avendo massima cura della sua dimensione di piazza, cioè di spazio utile alle persone e alle loro attività. Avendo cura di non permettere alle automobili di debordare sulla piazza è possibile aumentare la presenza del verde e gli spazi di incontro e relazione per le persone, con tutte le conseguenze positive in termini ambientali e di vitalità sociale ed economica del luogo. Un luogo che merita davvero un’attenzione particolare, in stretto collegamento con gli interventi da fare su tutto il quartiere, in dialogo con chi ci vive.

Prima di dirigerci a cena al Parco del Cormor, abbiamo concluso il giro con un’ulteriore importante tappa fermandoci ad ascoltare Don Franco, perno della comunità di San Domenico dal 1975. I confronti con lui si rivelano sempre preziosi, a maggior ragione in un momento difficile per il quartiere alle prese con le incertezze del progetto di riqualificazione che coinvolge decine di famiglie.

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