No ad una città ostaggio delle auto

28.12.2019 | Riflessioni

28 dicembre 2019
Lettera agli Udinesi.

Il presente che non c’è.

Tra gli episodi di sosta selvaggia che imperversano da mesi in tutta la città, i parcheggi personali che l’amministrazione cerca in ogni modo di ritagliarsi, un centro storico che non riesce a contrastare efficacemente la sua desertificazione e il ruolo sempre più marginale di Udine nel contesto regionale, esiste un filo conduttore. È questo che ci permette di capire davvero lo stato di abbandono e trascuratezza in cui è stata spinta la città.

Sosta selvaggia.

Mi spiego partendo da una piccola scena di cui sono stato testimone pochi giorni fa. Sabato 14 dicembre, terminato il nostro flash mob, in prossimità di piazza Marconi, ho notato che erano presenti alcune auto in divieto di sosta e i vigili stavano, correttamente, svolgendo il loro lavoro comminando le relative sanzioni. Questa scena, non certo fuori dall’ordinario, si è però “arricchita” della presenza di una persona che, evidentemente, aveva una delle auto in divieto e a cui era dunque stata indirizzata una contravvenzione. Anche qui, si direbbe, tutto nell’ordinario. Se non che la concittadina in questione ha espresso, con una certa tracotanza, il suo disappunto nei confronti del vigile che, mantenendo un comportamento irreprensibile, ha fatto presente che poco prima si era appena effettuata una manifestazione proprio a sottolineare questi problemi. La percezione esterna era quella di una persona che stava correttamente svolgendo il proprio mestiere e che quasi si è dovuta scusare per questo. Ho provato un senso di vergogna.

La convivenza civile calpestata.

Ma cosa descrive davvero questa scena? Proprio pochi minuti prima, in piazza Marconi, avevamo detto che in assenza di una politica chiara, strutturata, ben comunicata e che faccia riferimento agli standard più avanzati ma, al contrario, con l’adozione di politiche contraddittorie, confusionarie e mal comprese, l’esito non poteva che essere uno: la crescita dell’inciviltà nei comportamenti dei cittadini e, parimenti, di un sentimento di contrapposizione. Non è ciò di cui Udine ha bisogno. Il risultato concreto che si viene a determinare è, da un lato, quello di vigili che si ritrovano a dover elevare multe probabilmente sapendo benissimo della scarsa utilità delle stesse (eccetto che per le casse comunali). Il 2019 infatti ha visto il picco più alto di attività sanzionatoria senza alcun risultato apprezzabile su soste selvagge e degrado. Dall’altro lato, a fare coppia con l’alienazione di un vigile che si trova a comminare sanzioni che non contribuiscono veramente a risolvere i problemi, c’è lo spaesamento del cittadino che si prende la multa e che, paradossalmente, la vive come un’ingiustizia, visto il livello di diffusione del regime di sosta selvaggia. Del resto, se si permette l’accesso veicolare indiscriminato nel cuore storico della città, quello che si ottiene, in un contesto di spazio limitato, è il vigere della legge del “primo che arriva meglio alloggia”: da luogo che accoglie a luogo che respinge. Inoltre, se le infrazioni che abbiamo visto nell’arco degli ultimi mesi diventano la norma, se dipingi il selciato di blu perfino nella parte centrale di via Aquileia, quasi a “legalizzare” la doppia fila, come fatto nel primo “esperimento decorativo” della via, poi c’è poco da sorprendersi se si va incontro ai pessimi esiti che sono sotto i nostri occhi e che viviamo ogni giorno.

Inadeguatezza politica.

Ma con questo, cosa c’entra il centro quasi vuoto e la marginalizzazione della città? Partiamo dalle basi: non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. L’attuale amministrazione, invece, ha dal principio suggerito che il rilancio del centro storico (e di conseguenza la mobilità cittadina) avrebbe dovuto imperniarsi sull’uso dell’automobile privata, quasi questa costituisca una magica panacea. Ecco servita una finta soluzione semplice a un problema complesso. Si potrebbe però obiettare che allora anche il “no auto” in centro è specularmente una soluzione semplice che non può risolvere il problema. Sì e no. In tal caso, infatti, c’è un’enorme e sostanziale differenza. Le automobili nel centro cittadino sono un ostacolo per la città soprattutto perché rappresentano un investimento di spazio enorme che preclude ogni possibile nuova vita dei luoghi, riducendo la città ad un parcheggio (luogo dequalificato per definizione) o poco più. La loro presenza massiccia anche nei modi di concepire la città ha precluso a Udine di puntare sui suoi valori aggiunti, relegandola a competere con i Centri Commerciali del territorio circostante su un campo sul quale, per ragioni fisiche oggettive, non può primeggiare: la quantità di spazio o di parcheggi. Questa declinazione autocentrica delle politiche adottate, da troppo tempo a questa parte, non ha permesso alla città di poter valorizzare veramente i suoi punti di vantaggio integrandosi in una posizione di forza col suo hinterland. Questo ha ovviamente portato al drammatico indebolimento del centro storico, luogo in cui la carenza di spazio è appunto maggiore (aspetto non modificabile). Alcuni parcheggi in struttura, quali già ci sono, possono costituire una giusta valvola di sfogo ma non possono essere in grado di compensare in toto una differenza di base.

No auto in centro, per un miglior utilizzo dello spazio urbano.

L’unica strada per poter interrompere la traiettoria discendente è quella di ragionare sulla città in maniera organica, pensando alle persone e al loro lavoro come fine delle politiche, non alle automobili che, intese come abbiamo fatto finora, costituiscono un peso non più sopportabile per la città. I nostri sforzi per la sottrazione di spazio oggi dedicato alle automobili per indirizzarlo ai pedoni, ai ciclisti, ai mezzi pubblici e alle attività sociali ed economiche sono motivati dalle ragioni appena spiegate. Si tratta dell’ineludibile punto di partenza. Senza tale spazio a disposizione, non ci sono chance reali per la città. Senza tale spazio a disposizione non ci sono possibilità di incrementare l’afflusso delle persone verso la città e di aver la possibilità di sviluppare le necessarie politiche di promozione commerciale, turistica e di residenzialità.

Rimpariamo a costruire la città.

Concludo rilevando come Udine abbia oggi più che mai bisogno della perduta arte di “costruire la città”, ricordandosi da dove viene e avendo in mente dove andare. Le politiche contradditorie e autocentriche viste finora, la sosta selvaggia quale loro scontata conseguenza nonché da ultimo le preoccupazioni per ritagliare degli spazi-auto ad hoc per l’amministrazione (perché, come dichiara il primo cittadino, “un sindaco mica viaggia in triciclo!”), non possono essere in grado di affrontare con decenza le urgenze della città, né tantomeno migliorare una situazione per troppo tempo affrontata con superficialità.
Per tutte queste ragioni, il nostro impegno non si ferma e prosegue a tutti i livelli. L’abbiamo chiarito fin dal primo giorno: la questione delle auto in centro storico è solo il punto di partenza di un discorso più ampio che guarda a una città organizzata e che funzioni, nel rispetto dell’ambiente e delle persone con le loro interazioni e il loro lavoro. Le linee guida europee sulla mobilità sostenibile rappresentano le buone pratiche e il binario giusto da seguire. I nostri sforzi in questa direzione dunque non si fermano perché le necessità degli udinesi e della città su questo tema sono sempre più urgenti. Il punto di vista che abbiamo sempre sostenuto è stato trasmesso, congiuntamente ad altri soggetti, in modo preciso e con una visione d’insieme sulla città. Lo abbiamo fatto attraverso una proposta circostanziata che è nelle mani dell’amministrazione e dalla quale ci auguriamo riparta il necessario confronto. Nel nuovo anno ci sarà anche un momento di “rendicontazione” assieme a tutti voi rispetto a tutte queste attività e per entrare nel merito di cosa è successo fino ad ora e di cosa si può fare, questo perché le firme che avete fatto per il referendum non sono “acqua fresca” e perché si tratta di un tema che deve trovare un coinvolgimento ampio nella società udinese.
Un grazie di cuore a tutti voi. Alla nostra città auguriamo un 2020 di concretezza, a compensare la vacuità odierna.
2019_12_28 09 - Copia
persone non automobili

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