Fase Udine: una riflessione ancora attuale

7.05.2020 | Riflessioni

Deve esistere una fase Udine

Di fronte alla surreale contrapposizione di apri-tutto-chiudi-tutto-e-viceversa, in cui quasi tutti nel discorso pubblico sono impegnati a giorni alterni, sentiamo l’esigenza di fare un po’ di ordine e chiarezza, cercando di capire seriamente quali siano gli snodi fondamentali su cui la nostra città si debba muovere in questo momento critico. Ne ha la forza e ne ha le capacità.

Premessa indispensabile:

  • nessun elemento fondamentale è cambiato da quando l’emergenza coronavirus ha bloccato il Paese: non c’è ancora una cura validata, non c’è un vaccino. I numeri dei contagi e dei morti sono stati relativamente contenuti in Regione quasi esclusivamente grazie al lockdown, che qui è avvenuto in tempo e non in ritardo o in modo bislacco come in Lombardia;
  • per ovvie ragioni non si può rimanere in lockdown a vita. L’allentamento delle misure di questi giorni probabilmente produrrà, tra qualche settimana, un aumento della curva dei contagi – con le ovvie pesanti e dolorose conseguenze. Quanto aumenterà questa curva? Questo è un punto fondamentale e influirà sulla possibilità di continuare a “rimanere aperti” o ripiombare in un nuovo stretto lockdown. Di buono c’è che possiamo contribuire tutti, attraverso il nostro comportamento: distanziamento sociale, atteggiamenti responsabili e rigorosi (mascherina, guanti, disinfezione delle mani, in genere minimizzare i contatti).

Viste le premesse, ecco sette punti fondamentali per una fase Udine:

1. Persone non automobili

Il nostro mantra è oggi ancora più importante. La necessità prioritaria è infatti il distanziamento sociale e quindi: meno spazio per le auto, più spazio per le persone. In sostanza, si tratta dell’esigenza che ci ha mossi nella richiesta di referendum che abbiamo avanzato oltre un anno fa, grazie alle firme certificate di 3.500 Udinesi. Lo spazio, come diciamo fin dal principio, è limitato e indirizzarlo in modo massiccio verso le automobili costituisce un limite fortissimo per le sorti della città e delle persone. L’emergenza coronavirus, purtroppo, lo mette in evidenza una volta di più.

2. Bicicletta

Come garantire la mobilità occupando poco spazio e nel contempo garantendo distanziamento tra le persone?
FIAB Udine – Abicitudine lo dice da tempo e, anche nella nostra idea di città, incentivare l’uso della bicicletta è un tema centrale. Le manifestazioni congiunte, a difesa della ciclabile e per un diverso utilizzo dello spazio urbano, avevano già ben chiara in mente una città con al centro le persone e le loro attività. Occorre, dunque, riorganizzare globalmente le vie, per dare continuità e sicurezza nei percorsi ciclabili.
È un mezzo economico e a disposizione della maggioranza delle persone. Può garantire di soddisfare la mobilità corto-medio raggio (<5km), che rappresenta la maggioranza della mobilità automobilistica cittadina. Udine ha indubbiamente le caratteristiche favorevoli per un cambiamento in tal senso. Lo stanno facendo moltissime città, proprio in questo momento di crisi e il nostro continuare a rimanere fermi su questo fronte non aiuta. È il momento di agire, perché l’emergenza impone chiarezza di obiettivi e rapidità di esecuzione, al posto di confusione e caos.

3. Commercio di prossimità

In questo periodo difficile, una maggior sicurezza è favorita anche dallo spostamento limitato delle persone e da un maggiore distanziamento. Occorre, dunque, rendere il commercio di prossimità più attrattivo rispetto a quello nei grandi centri commerciali da cui siamo circondati. Gli aiuti economici sono fondamentali in questo momento, ma se non sono inseriti in una logica globale si tratterà di un’altra occasione persa. Le risorse non sono infinite e la città deve operare dei reali cambiamenti. È quello che stiamo cercando di proporre fin dall’inizio della nostra attività, ripensando ad una riorganizzazione complessiva dello spazio urbano cittadino. La campagna-adesivi PersoneNonAutomobili, che in poco tempo aveva già visto l’adesione di oltre 40 negozi del centro, significava proprio questo: avere coscienza della nostra interdipendenza e che la città è fatta da noi, dalle nostre attività sociali, culturali ed economiche. È doveroso ribadirlo, perché rivolgersi al commercio e ai servizi di prossimità significa fare il bene della città e lavorare per la qualità di vita della nostra città.

4. Cultura, storia, identità

Questo momento di crisi si è abbattuto con forza anche sulle attività culturali e sui luoghi storici della città, che formano quello che siamo, la nostra identità. Trovare modalità sicure, sia in piazze reali che telematiche, per lo svolgimento di eventi e la fruizione dei luoghi d’interesse, non può essere considerato un tema secondario. Alcune attività possono anche essere ripensate in sicurezza.

5. Verde

La tutela dell’ambiente deve essere il punto di partenza imprescindibile di ogni politica, perché è la base su cui costruiamo la nostra vita. Il rispetto e la presenza del verde in città ne sono i simboli.
Questo è il tipo di identità che vogliamo coltivare: cittadini che sanno di essere parte di un tutto.
Le 8.000 firme contro il taglio degli alberi in Castello sono lo specchio di una richiesta di coinvolgimento in prima persona da parte degli Udinesi, soprattutto su temi così importanti per la città.

6. Smart working

Molte attività lavorative, se ripensate e organizzate in modo differente, possono guadagnare in efficienza. Cerchiamo di non scordare la lezione, che abbiamo appreso a caro prezzo.

7. Senso di comunità:
distanti ma uniti

La nostra battaglia di lungo periodo sul metodo, non è cosa di poco conto. Aprire le porte alle decisioni, contribuisce a creare senso di comunità e a responsabilizzare i cittadini, perché condividiamo tutti lo stesso territorio e si progredisce solo insieme.
Le “porte chiuse” che vediamo, invece, alimentano la visione di uno Stato paternalistico, da cui si pretendono magiche soluzioni.  Così, si contribuisce a costruire una comunità deresponsabilizzata, che può essere solo il preludio di ulteriori e più gravi problemi.
La nostra attività in costante dialogo col mondo associativo e le nostre proposte fatte all’amministrazione comunale, dopo un confronto allargato alle categorie economiche e professionali, significano proprio questo: ognuno deve prendersi le proprie responsabilità, concordi sul fatto che un vero cambiamento si raggiunge solo riconoscendo l’interdipendenza tra tutte le parti coinvolte.

I punti che abbiamo evidenziato sono strettamente connessi tra loro. Hanno tutti l’obiettivo di rafforzare il tessuto ambientale, sociale ed economico udinese, proponendo cambiamenti di contenuto e di metodo per costruire una città più forte, unita ed equilibrata. Si tratta del miglior antidoto ai momenti di crisi.

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