Crisi covid: interdipendenza

24.03.2020 | Riflessioni

Comunità di valori e comunità di persone, in una parola: interdipendenza.

A partire da questa riflessione, nata in piena crisi a marzo 2020, si può ancora dare continuità a pensieri e obbiettivi da porsi, condivisibili tanto un anno fa quanto ora.

La situazione difficile, causata dalla pandemia di Covid-19, ci deve far rispettare rigorosamente le indicazioni e i nuovi limiti che ci vengono dettati, a beneficio di tutti. Questo è un modo concreto che tutti abbiamo per agevolare il lavoro di chi, negli ospedali, è davvero in prima linea. Questo momento eccezionale però dovrebbe anche impegnarci, da cittadini e membri di una comunità, ad avviare una necessaria riflessione pubblica.
A quale normalità vogliamo rapidamente tornare? Per meglio dire, verso quale normalità vogliamo andare al termine di questa emergenza?
Oggi
“È stato disposto il divieto di uscire da casa se non per esigenze lavorative autocertificabili, per esigenze indifferibili, o per motivi di salute. Aderire a queste richieste è l’unico modo per fermare la diffusione del virus. Confidiamo sul senso di responsabilità perché è in gioco la salute di tutti”. Così dicono a tutto volume gli altoparlanti del mezzo della Protezione Civile che passa per le strade vuote della città.
Ci si rende subito conto di essere parte non solo ideale, ma anche materiale, di una comunità e di come il comportamento del singolo può contribuire a costruire una soluzione o, al contrario, distruggere un territorio. All’improvviso, tutti quei valori e diritti primari che davamo per scontati e immutabili, vengono messi in discussione. Nell’accettare tutte le nuove indispensabili e giuste limitazioni, in questo momento di emergenza ci si accorge in modo chiaro e concreto di come i diritti fondamentali siano strettamente collegati tra loro. Salute, libertà, sicurezza, lavoro sono una comunità di valori tanto quanto lo siamo noi. Ognuno di questi valori deve essere concretamente presente e costituisce per l’altro nel contempo un limite e un compimento.
Da molti esponenti pubblici si sente spesso dire che torneremo presto alla normalità. Si sentono anche varie proposte di misure ordinarie, volte ad affrontare questa situazione. L’impressione, però, è che siano proposte impregnate – per non dire prigioniere – dello stesso tipo di atteggiamento che caratterizzava la normalità dalla quale siamo usciti. Una normalità troppo spesso caratterizzata dalla contrapposizione e dal conflitto tra valori fondamentali, anziché la loro effettiva compresenza, come se le singole persone e i singoli valori, potessero affermarsi solitari, a prescindere da tutto il resto. La situazione che stiamo vivendo, invece, dovrebbe servire per consolidare l’idea che, insieme, siamo parte di un tutto.
A questo punto, una delle domande, che spetta ad ognuno porsi, è: a quale normalità vogliamo rapidamente tornare? Per meglio dire, verso quale normalità vogliamo andare al termine di questa emergenza?
Domani
Se non esistono risposte certe e preconfezionate, esiste però la possibilità di costruire una risposta efficace assieme, a partire dalle tre parole chiave dell’annuncio che abbiamo sentito fare a tutto volume alla Protezione Civile: responsabilità, salute, tutti.
È giunto il momento di creare una città che metta veramente al centro delle sue azioni il rispetto e l’effettiva compresenza dei valori fondamentali che vediamo scossi in questi giorni: salute, sicurezza, libertà, lavoro. Senza limitarsi ai soliti fragili artifici, è doveroso prendere forza dalla nostra storia, dalle conoscenze scientifiche e dalle buone pratiche. Dobbiamo tradurre in pratica la consapevolezza che siamo interdipendenti, noi e i nostri valori fondamentali. L’attenzione va posta maggiormente sulle relazioni tra i soggetti e tra i valori da promuovere, piuttosto che ad azioni di promozione di un singolo corpo sociale o valore. Si progredisce solo assieme e nel rispetto dell’ambiente in cui siamo inseriti.
Parlando concretamente, lo spazio urbano è il primo luogo di relazione che vede coinvolti tutti e rappresenta un punto di incontro e interazione. Bisogna partire da qui, facendo in modo che non sia più ostaggio dello sviluppo di una componente singola o, ancor peggio, di un mezzo singolo, come l’automobile. Nonostante le sue significative esternalità negative, ad essa abbiamo asservito la città a discapito di tutto il resto. Vi abbiamo infatti dedicato una quantità immensa di spazio pubblico precludendoci ogni altra possibilità. La sua presenza ubiquitaria non è però compatibile con un maggior benessere di tutti, non è compatibile con il dover rispettarci l’un l’altro e con l’effettiva compresenza di valori quali salute, sicurezza, libertà e lavoro. Lo spazio urbano deve rispettare la salute delle persone, del contesto ambientale e della storia dei luoghi, avendo una particolare attenzione per le attività commerciali ed economiche.
Esistono conoscenze teoriche e pratiche validate e in città ci sono e le competenze per metterle in pratica. Questo ripensamento dello spazio urbano significa anche rimettere al centro il commercio di prossimità e promuovere la residenzialità cittadina. Vuol dire anche, ragionare su una collocazione ottimale delle funzioni in città, nonché promuovere e prestare maggiore attenzione a tutte quelle attività che ci consentono non solo di sviluppare la società, ma anche di farla progredire. Concentrare risorse e spazio per attività a più alto tasso relazionale, a più alto valore aggiunto, attività volte all’innovazione e di rilievo culturale.
Udine lo può fare, promuovendo nuove modalità di collegamento e dialogo tra i suoi corpi sociali e le istituzioni del territorio, nonché garantendo, in città, luoghi organizzati di espressione e creazione, unendo il sapere con il fare, la storia con il futuro.
Finita l’emergenza, in questo modo, potremmo andare verso una nuova normalità che metta al centro le persone e l’effettiva compresenza dei valori fondamentali. Una città che si stringa assieme, coltivando la propria interdipendenza, diventando un luogo con una migliore qualità nelle relazioni ambientali, sociali ed economiche. Non si tratta tanto della quantità di cambiamenti d’apportare, ma della profondità di essi e del loro essere vicendevolmente concatenati, dandosi forza a vicenda.
La situazione che stiamo vivendo ha reso ancora più tangibile il fatto che siamo parte di un tutto, che senza una maggiore sostenibilità non può esserci un futuro libero e sano. Significa che non esiste un domani migliore senza un rapporto equilibrato con la natura e l’ambiente, senza maggiori responsabilità individuali, senza una solidarietà collettiva forte e continua, senza la competenza e la lungimiranza di chi decide.

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